{"id":243,"date":"2020-07-20T09:23:26","date_gmt":"2020-07-20T07:23:26","guid":{"rendered":"https:\/\/mnemoscopio.ramdom.net\/?p=243"},"modified":"2020-07-20T09:31:01","modified_gmt":"2020-07-20T07:31:01","slug":"digitale-off-limits-intervista-a-emilio-vavarella-maria-chiara-wang-per-exibart-italian-only","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mnemoscopio.ramdom.net\/index.php\/2020\/07\/20\/digitale-off-limits-intervista-a-emilio-vavarella-maria-chiara-wang-per-exibart-italian-only\/","title":{"rendered":"Digitale Off Limits: intervista a Emilio Vavarella | Maria Chiara Wang per exibart (Italian only)"},"content":{"rendered":"\n<p>Terzo appuntamento della nostra rubrica dedicata all&#8217;arte digitale. Stavolta parla Emilio Vavarella, il giovane artista italiano di casa negli USA che indaga il rapporto tra uomo e potere tecnologico.<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.exibart.com%2Farte-contemporanea%2Fdigitale-off-limits-intervista-a-emilio-vavarella%2F\"><\/a><a href=\"https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?text=Digitale+Off+Limits%3A+intervista+a+Emilio+Vavarella&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.exibart.com%2Farte-contemporanea%2Fdigitale-off-limits-intervista-a-emilio-vavarella%2F&amp;via=exibart.com\"><\/a><a href=\"mailto:?subject=Digitale%20Off%20Limits:%20intervista%20a%20Emilio%20Vavarella&amp;body=https:\/\/www.exibart.com\/arte-contemporanea\/digitale-off-limits-intervista-a-emilio-vavarella\/\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><a href=\"https:\/\/www.exibart.com\/repository\/media\/2020\/07\/2.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.exibart.com\/repository\/media\/2020\/07\/2-696x531.jpg\" alt=\"The Digital Skin Series,\u00a02016. Courtesy the artist and GALLLERIAPI\u00d9\"\/><\/a><figcaption>The Digital Skin Series,&nbsp;2016. Courtesy the artist and GALLLERIAPI\u00d9<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Questo terzo approfondimento sull\u2019arte digitale segna un cambiamento di prospettiva. Dopo aver ascoltato il punto di vista di due critici e curatori (<a href=\"https:\/\/www.exibart.com\/arte-contemporanea\/larte-al-di-la-del-digitale-intervista-a-dominique-moulon\/\">Dominique Moulon<\/a>&nbsp;e&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.exibart.com\/arte-contemporanea\/selphish-arte-digitale-e-societa-parla-pau-waelder\/\">Pau Waelder<\/a>), \u00e8 ora la volta di un artista:&nbsp;<strong>Emilio Vavarella<\/strong>.<br>Italiano trapiantato negli Stati Uniti,&nbsp;<a href=\"http:\/\/emiliovavarella.com\/\">giovane talento dell\u2019arte digitale<\/a>, il suo lavoro fonde la pratica artistica interdisciplinare con la ricerca teorica ed \u00e8 incentrato sullo studio del rapporto tra l\u2019uomo e il potere tecnologico.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.exibart.com\/repository\/media\/2020\/07\/3-300x200.jpg\" alt=\"RE:Animation,\u00a02017.\u00a0View of the installation at Harvard Art Museums. Courtesy: the artist\" class=\"wp-image-859139\"\/><figcaption>RE:Animation,&nbsp;2017.&nbsp;View of the installation at Harvard Art Museums. Courtesy: the artist<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Inizio mirando subito al centro della tua ricerca: Umani, Trans-umani e Meta-Umani, in che modo l\u2019arte digitale si pone in relazione al rapporto tra uomo e tecnologia?<\/strong><br>\u00abIn opere come MNEMODRONE (2014), THE CAPTCHA PROJECT (2014), o DREAMSCAPES\u00ae Analytica (2017) metto in campo strategie di mediazione del rapporto tra essere umano e potere tecnologico, affidandomi alla forza immaginativa delle memorie collettive, riflettendo sulla condizione sociale di esseri umani obbligati ad agire come fossero macchine, o quantificando il mio sonno per estrarne valore economico, riportando anche i miei momenti di riposo all\u2019interno di una logica estrattiva di quantificazione capitalista. Allo stesso modo in&nbsp;<em>Amazon\u2019s Cabinet of Curiosities<\/em>&nbsp;(2019),&nbsp;<em>RE: Animation<\/em>&nbsp;(2017) o TRANSICONMORPHOSIS (2014) \u2013 tutte opere fortemente legate al digitale \u2013 mi pongo il problema di mediare il nostro rapporto con la tecnologia, sia essa un\u2019intelligenza artificiale o un sistema di comunicazione multimediale. Sebbene ogni mio progetto articoli un certo orizzonte di contropotere, o apra uno spazio di riflessione, non credo che il nostro rapporto con il potere tecnologico, nelle sue infinite problematicit\u00e0, possa o debba essere necessariamente risolto tout court, come spesso sento auspicare. Parto dalla seguente riflessione: la \u2018risoluzione materiale\u2019 del conflitto tra essere umano e tecnologia potrebbe portare a due sole possibilit\u00e0 equamente pericolose. La prima risoluzione proverrebbe da una spinta neo-luddista che vede nella tecnologia il nemico da abbattere. In questa prospettiva il conflitto uomo-macchina potrebbe essere superato grazie a una \u2018involuzione\u2019 della tecnica: l\u2019umano tornerebbe (ammettendo che lo sia mai stato) un semplice mammifero pre-tecnologico, simile a scimmie e lemuri. La seconda spinta risolutiva \u00e8 di direzione opposta e proviene da ambienti transumanisti che vedono nella tecnologia un perfezionamento dell\u2019essere umano. In questo caso la tensione si concluderebbe con una totale assimilazione: l\u2019umano come cyborg o come flusso dati libero da ogni costrizione psico-fisica. In entrambi i casi, smetteremmo di essere quel che siamo stati per millenni per diventare, improvvisamente, qualcosa di radicalmente diverso. Preservare il nostro essere umani significa continuare a mediare il rapporto che abbiamo col potere tecnologico, non sfuggirgli o risolverlo. Umanit\u00e0 e tecnologia sono l\u2019una il prodotto dell\u2019altra, e l\u2019arte digitale offre la possibilit\u00e0 di conciliare continuamente la loro relazione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.exibart.com\/repository\/media\/2020\/07\/4-300x200.jpg\" alt=\"Do You Like Cyber?, 2017. View of the installation at MAXXI \u2013\u00a0Museo nazionale delle arti del XXI secolo. Photo \u00a9: Musacchio Ianniello (2018). Courtesy: Fondazione MAXXI, the artist and GALLLERIAPI\u00d9\" class=\"wp-image-859133\"\/><figcaption>Do You Like Cyber?, 2017. View of the installation at MAXXI \u2013&nbsp;Museo nazionale delle arti del XXI secolo. Photo \u00a9: Musacchio<br>Ianniello (2018). Courtesy: Fondazione MAXXI, the artist and GALLLERIAPI\u00d9<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Quale pensi sia il rapporto tra Arte Digitale e Memoria?<\/strong><br>\u00abLa pagina di Wikipedia dedicata al concetto di \u2018memoria\u2019 (faccio riferimento alla versione inglese, sorretta da un numero di fonti bibliografiche dieci volte pi\u00f9 corposo di quella italiana) la definisce: \u201cuna facolt\u00e0 del cervello attraverso cui dati e informazioni vengono codificati, conservati, e recuperati quando necessario.\u201d Quindi, stando alla pi\u00f9 popolare enciclopedia del mondo, dati e informazioni sono alla base tanto della memoria quanto dell\u2019arte digitale, poich\u00e9 entrambe si basano, apparentemente, sulla loro elaborazione. Il rapporto, in realt\u00e0, \u00e8 fittizio, perch\u00e9 \u201cdati e informazioni\u201d significano qualcosa di totalmente diverso se riferiti al cervello umano o ad un hard-drive. Eppure la definizione proposta da Wikipedia \u00e8 estremamente rivelatrice, perch\u00e9 illumina la relazione esistente tra lo sviluppo di quel complesso di tecniche culturali che fa capo all\u2019arte digitale e quello di un\u2019idea di memoria umana in termini computazionali. Il risultato pratico di questo rapporto \u00e8 che le nostre memorie ci appaiono sempre pi\u00f9 come il risultato di un\u2019accumulazione di informazioni che vengono acquisite, immagazzinate, processate, e che vanno a costituire una sorta di banca dati. I nostri pensieri hanno cominciato a somigliare ad operazioni e a processi computazionali, a degli algoritmi biochimici gestiti da un apparato informatico, un computer biologico, una scatola nera, o un processore neuronale. Cos\u00ec si inizia anche a parlare di riprogrammazione delle memorie, o di glitch mnemonici, tanto nella cultura popolare quanto nella letteratura scientifica, in una continua naturalizzazione del rapporto tra vita interiore e tecnologia digitale. Le mie opere sulla memoria si collocano all\u2019interno di questo spazio di riflessione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.exibart.com\/repository\/media\/2020\/07\/5-300x200.jpg\" alt=\"THE GOOGLE TRILOGY \u2013 3. The Driver and the Cameras, 2012 (detail). View of the installation at Ricalcolo. Di territori computanti e dei loro attuatori analogici\u00a0(2020). Photo \u00a9 Andrea Trinciardi. Courtesy the artist.\" class=\"wp-image-859134\"\/><figcaption>THE GOOGLE TRILOGY \u2013 3. The Driver and the Cameras, 2012 (detail). View of the installation at Ricalcolo. Di territori<br>computanti e dei loro attuatori analogici&nbsp;(2020). Photo \u00a9 Andrea Trinciardi. Courtesy the artist.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>In che modo?<\/strong><br>\u00abIl parallelismo che ho descritto tra la ricerca in ambito neurocognitivo o bioinformatico e la tecnologia computazionale \u2013 oltre a fare da corollario teorico ad un vasto corpus di opere d\u2019arte incentrate proprio sul rapporto tra memoria e tecnologia \u2013 \u00e8 un argomento su cui sto lavorando ad Harvard all\u2019interno di un progetto di pi\u00f9 ampio respiro. In THE SICILIAN FAMILY (2012-\u201813) ho operato sulla distorsione tecnologica delle memorie di famiglia, scrivendole all\u2019interno del codice ASCII di foto che mi erano state tramandate; in MNEMODRONE (2014) ho esplorato la possibilit\u00e0 di costituire un\u2019intelligenza artificiale sulla base di memorie condivise con un drone; in MNEMOGRAFO (2016) ho lavorato sul riaffiorare di memorie in Rete e su alcune mie memorie d\u2019infanzia; in MEMORYSCAPES (2013-\u201816) mi sono concentrato sul potenziale cartografico di italiani emigrati a New York; ed in MNEMOSCOPIO (2020), l\u2019opera con cui mi sono aggiudicato l\u2019ultimo bando SIAE \u2013 Per Chi Crea, sono tornato sul tema sperimentando nuove soluzioni tecnologiche. Tutte queste opere, in qualche modo, complicano, contraddicono o rivelano l\u2019artificioso conflato tra sistemi informatici e la dimensione psichica, soggettiva, ovvero ci\u00f2 che ci rende non interamente assimilabili ad un sistema artificiale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>A proposito di&nbsp;<em>glitch<\/em>, invece, diverse tue opere sono incentrate sulla poetica e sulla ricerca dell\u2019errore: quale aspetto delle distorsioni e delle anomalie ti affascina? Come hai sviluppato questo tema all\u2019interno della tua arte?<\/strong><br>\u00abRicordo che abbiamo toccato questo argomento nel 2018, durante la nostra chiacchierata al bar dell\u2019Ex Forno MAMbo. Il motivo per cui spesso implemento errori tecnologici nel mio lavoro \u00e8 che essi fungono da forza generatrice. Una forza che sfugge al mio controllo o alla mia capacit\u00e0 di previsione, e che introduce variabili tecniche, estetiche e concettuali. Allo stesso tempo, l\u2019errore ha anche un forte potere rivelatore. Quando ci si trova di fronte ad un meccanismo estremamente complesso, uno dei modi per renderci conto del suo funzionamento \u00e8 proprio quello di aspettare l\u2019errore che rende visibile la dinamica tecnologica in esso nascosta. Queste due dimensioni, quella generativa e quella rivelatrice, sono presenti in tutti i miei progetti che sfruttano le caratteristiche del&nbsp;<em>glitch<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.exibart.com\/repository\/media\/2020\/07\/1-300x199.jpg\" alt=\"Amazon\u2019s Cabinet of Curiosities,\u00a02019. View of the installation at Art Verona 2019. Courtesy the artist\" class=\"wp-image-859135\"\/><figcaption>Amazon\u2019s Cabinet of Curiosities,&nbsp;2019. View of the installation at Art Verona 2019. Courtesy the artist<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Un\u2019ultima considerazione: i tuoi lavori sono il risultato di una sorta di azione circolare che parte dal reale e a esso ritorna attraverso un viaggio nel virtuale. Sembra esserci l\u2019esigenza di una materialit\u00e0 che concretizzi e renda visibile il processo digitale mediante i diversi linguaggi della scultura, del video, della fotografia e dell\u2019installazione; virtuale e materiale risultano strettamente connessi. \u00c8 cos\u00ec?<\/strong><br>\u00abS\u00ec, ma innanzitutto vorrei precisare che considero la dimensione digitale e quella virtuale come essenzialmente fisiche e materiche, anche se ovviamente differenti dai medium pi\u00f9 tradizionali. In alcuni miei progetti come THE CAPTCHA PROJECT, RE: Animation (2017), o&nbsp;<em>The Driver and the Cameras<\/em>&nbsp;(2012) evidenzio, infatti, anche le dimensioni materiale e infrastrutturale che sottostanno al digitale e, sempre per tale ragione, le mie opere pi\u00f9 tecnologiche come MNEMOSCOPIO, TRANSICONMORPHOSIS o&nbsp;<em>Do You Like Cyber?<\/em>&nbsp;(2017) mantengono il loro apparato elettronico in bella vista. Non mi interessa dissimulare, ma rivelare. Pi\u00f9 in generale, tutte le mie opere nascono da un percorso di ricerca concettuale e tecnologica su molteplici livelli, seguito da una formalizzazione in cui gli spunti e le riflessioni trovano una loro sintesi. Inizio sempre da un archivio di materiali in-progress \u2013 ad esempio collezioni di documenti, immagini, testi, appunti \u2013 su cui testo idee ancora ad uno stato embrionale o in lenta evoluzione. Con il progredire delle mie ricerche comincio a implementare ipotesi, tecniche, e a sperimentare diversi metodi di lavoro, alla ricerca di quelli pi\u00f9 affini ai materiali raccolti e alle domande in questione. Spesso i medium che uso cambiano di progetto in progetto, proprio perch\u00e9 nuove idee e nuove domande richiedono materiali, forme e tecniche di tipo differente. Dopo aver individuato i materiali pi\u00f9 affini all\u2019idea, durante la fase di messa in opera, questi vengono stressati fino a raggiungere il loro limite interno. A volte, come nei tanti progetti in cui ho esplorato l\u2019errore tecnologico, il limite viene superato di proposito, lasciando che dalla materia scelta emerga qualcos\u2019altro. In ogni caso mi interessa spingere tecniche, media e concetti fino al loro punto di rottura, sfiorando quella soglia o punto di non ritorno che marca un limite fisico, tecnico, o epistemologico. A livello metodologico ogni mia opera segue un iter di questo tipo e si stabilizza solo quando raggiunge una perfetta omologia di forma e contenuto, techne e logos\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Terzo appuntamento della nostra rubrica dedicata all&#8217;arte digitale. Stavolta parla Emilio Vavarella, il giovane artista italiano di casa negli USA che indaga il rapporto tra uomo e potere tecnologico. Questo terzo approfondimento sull\u2019arte digitale segna un cambiamento di prospettiva. 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