{"id":208,"date":"2020-01-28T15:13:16","date_gmt":"2020-01-28T14:13:16","guid":{"rendered":"https:\/\/mnemoscopio.ramdom.net\/?p=208"},"modified":"2020-01-28T15:16:07","modified_gmt":"2020-01-28T14:16:07","slug":"nuove-ipotesi-di-realta-intervista-con-emilio-vavarella-di-elena-bordignon-atpdiary","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mnemoscopio.ramdom.net\/index.php\/2020\/01\/28\/nuove-ipotesi-di-realta-intervista-con-emilio-vavarella-di-elena-bordignon-atpdiary\/","title":{"rendered":"Nuove ipotesi di realt\u00e0 \u2013 Intervista con Emilio Vavarella di Elena Bordignon | ATPdiary"},"content":{"rendered":"<p> Sar\u00e0 un anno intenso quello di\u00a0<strong><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/emiliovavarella.com\/\" target=\"_blank\">Emilio Vavarella<\/a><\/strong>, artista siciliano il cui lavoro coniuga ricerca interdisciplinare e sperimentazione mediale. In questi mesi sta lavorando alla realizzazione di due importanti progetti,\u00a0<strong>\u201crs548049170_1_69869_TT<\/strong><ins><strong>(<\/strong><\/ins><strong>The Other Shapes of Me<\/strong><ins><strong>)<\/strong><\/ins><strong>\u201d \u2013<\/strong>\u00a0vincitore della VI edizione di Italian Council (2019) \u2013\u00a0e\u00a0<strong>Mnemoscopio\u00a0(Mnemoscope)<\/strong>\u00a0un progetto sostenuto dal MiBACT\u00a0e da\u00a0SIAE.\u00a0 Entrambi i progetti sono curati e prodotti da\u00a0<strong><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.ramdom.net\/\" target=\"_blank\">Ramdom<\/a><\/strong>, l\u2019associazione di produzione culturale e artistica con sede a Gagliano del Capo, in provincia di Lecce.<\/p>\n\n\n\n<p>In occasione di questi due importanti impegni, abbiamo posto alcune domande all\u2019artista.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Elena Bordignon: Attualmente stai frequentando come ricercatore l\u2019Harvard University, dove stai conseguendo un dottorato in Film, Visual Studies e Critical Media Practice. Mi racconti come questa esperienza influenza e arricchisce la tua pratica artistica? Ci sono dei nessi, sia teorici che pratici, tra le tue ricerche accademiche e le tue opere?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Emilio Vavarella: Tutte le mie opere nascono da una riflessione sull\u2019impatto del potere tecnologico sulle nostre vite e sul nostro pensiero. La mia tesi di dottorato, interdisciplinare e ancora in fase di sviluppo, si focalizza proprio sulla relazione tra la tecnologia e il concetto di essere umano, in diversi momenti storici. E\u2019 una tesi accademica semplicemente perch\u00e9 questo \u00e8 il medium pi\u00f9 adatto a questo tipo di lavoro, ma la tesi \u00e8 anche un\u2019estensione di un corpus di lavori interdisciplinari che investiga il rapporto essere umano-tecnologia utilizzando di volta in volta un medium diverso e da un punto di vista diverso. Ad Harvard ho l\u2019opportunit\u00e0 di portare avanti la mia ricerca artistica utilizzando le tecniche, i materiali, e i metodi che meglio danno forma alle mie domande, spaziando dalla teoria alla pratica a seconda di ci\u00f2 che ogni specifico progetto richiede.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>EB: In occasione di una tua personale alla Gallleriapi\u00f9 di Bologna (Dicembre \u2013 Gennaio 2019),&nbsp;<em>RE-CAPTURE: Room(s) for Imperfection<\/em>, in un\u2019intervista, hai affermato:&nbsp;<em>\u201cPreferisco lavorare per esperimenti ed ipotesi, sempre pronto a rimettere in discussione punti di partenza e di arrivo.\u201d&nbsp;<\/em>Questa tua necessit\u00e0 di confrontarti sia con la genesi che con i risultati del processo artistico, mi induce a vederti come un artista \u2013 scienziato che necessita di dover compiere sempre dei test sul proprio operato. Mi racconti da cosa parti per concepire un\u2019opera? Come ne sviluppi l\u2019idea e la concretizzi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>EV: In linea di massima tutte le mie opere nascono da un lungo percorso di ricerca concettuale e tecnologica su molteplici livelli, seguito da una formalizzazione in cui gli spunti e le riflessioni che costellano la mia ricerca trovano una loro sintesi visiva e concettuale. La spinta iniziale \u00e8 sempre la curiosit\u00e0 di andare conoscere ci\u00f2 che ancora non so e di riuscire a vedere ci\u00f2 che non \u00e8 ancora visibile. Nel corso degli anni ho dato vita ad un archivio molto esteso di work-in-progress: collezioni di documenti, immagini, testi, appunti o altri materiali su cui torno ciclicamente. Potrei dire che queste collezioni sono il modo attraverso cui nutro, a volte anche per anni, idee ancora ad uno stato embrionale o in lenta evoluzione. Ma non si tratta mai di un\u2019evoluzione lineare. Con il progredire delle mie ricerche comincio a implementare le prime ipotesi, teorie, tecniche, ed a sperimentare diversi metodi di lavoro, alla ricerca di quelli pi\u00f9 affini ai materiali ricercati e alle domande in questione. L\u2019opera finale arriva sempre in seguito ad un\u2019improvvisa correlazione tra ricerche e materiali precedentemente distinti. Potremmo dire che l\u2019opera finale nasce solo a questo punto, allo stabilirsi di una connessione che scavalca ogni apparente inconciliabilit\u00e0 per proporre una nuova ipotesi di realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>EB: Il tuo lavoro si \u00e8 connotato, nel tempo, come \u2018interdisciplinare\u2019. Quali discipline extra-artistiche senti pi\u00f9 consone con la tua ricerca? Quanto il \u2018potere tecnologico\u2019 ti condiziona?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>EV: Penso che il potere della tecnologia rappresenti la maggiore fonte di influenza sulla vita di un essere umano, e credo che nessun essere umano sia mai stato immune da questo tipo di condizionamento. Ogni tecnologia \u00e8 il prodotto delle nostre attivit\u00e0 tanto quanto noi esseri umani siamo, da ogni punto di vista, il prodotto di particolari tecnologie. Umanit\u00e0 e tecnologia sono l\u2019una il prodotto dell\u2019altra, e il concetto stesso di \u2018natura umana\u2019 \u00e8 inscindibile da quello di \u2018tecnologia.\u2019 Tutto ci\u00f2 che sappiamo di noi stessi e della nostra storia \u00e8 che non sono mai esistite n\u00e9 culture, n\u00e9 forme di vita umana, di tipo pre-tecnologico. Il rapporto tra questi due termini \u2013 umanit\u00e0 e tecnologia \u2013 \u00e8 improntato alla loro mutua riproduzione, e un\u2019ipotetica risoluzione del loro rapporto comporterebbe un radicale stravolgimento del concetto stesso di umanit\u00e0. Per\u00f2, nonostante non vi possa essere alcuna umanit\u00e0 al di fuori di un continuo condizionamento tecnologico, nel corso di migliaia di anni ogni cultura ha inventato nuovi modi per mediare il proprio rapporto con la tecnica e la tecnologia. Proprio per questo mi interessano tutte quelle discipline che, in un modo o in un altro, dall\u2019ingegneria alla filosofia, si occupano di mediare il nostro rapporto con la tecnologia.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/atpdiary.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/2-wrong-objectsb.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-88668\"\/><figcaption>Emilio Vavarella. The Other Shape of Things \u2013 1. Failed Objects, 2017-ongoing. Groups of sculptures in PLA and ABS plastic produced with 3D scanners and 3D printers starting from a found object. Photo \u00a9 Stefano Maniero. Courtesy the artist and GALLLERIAPI\u00d9<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>EB: Hai in programma due importanti progetti per il 2020: \u201crs548049170_1_69869_TT (The Other Shapes of Me<ins>)<\/ins>\u201d, vincitore della VI edizione di Italian Council (2019),&nbsp;e Mnemoscopio&nbsp;(Mnemoscope,)&nbsp; un progetto sostenuto dal MiBACT&nbsp;e da&nbsp;SIAE (entrambi curati e prodotti da Ramdom). In merito al primo progetto citato, mi racconti la sua genesi? Quali spunti iniziali hai sviluppato?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>EV: L\u2019opera \u00e8 il risultato di un lungo processo performativo durante il quale un grande tessuto che codifica e contiene tutte le mie caratteristiche genetiche viene prodotto da mia madre utilizzando un telaio Jacquard di fine \u2018800. L\u2019opera finale si compone di tre parti: il tessuto, il telaio, e un video della produzione. L\u2019opera nasce da una ricerca sull\u2019origine delle tecnologie di tipo binario e sulle sue applicazioni pi\u00f9 avanzate. Questa ricerca mi ha immediatamente portato ad interessarmi alla storia del tessile, poich\u00e9 il primo telaio automatizzato di epoca moderna, il telaio Jacquard, pu\u00f2 essere considerato come il primo vero computer. In altre parole, informatica e tessitura condividono, a inizio \u2018900, le stesse tecniche di programmazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma i parallelismi che ho cominciato a investigare riguardano anche il tema del lavoro femminile, che include tanto il mondo domestico della tessitura quanto quello delle prime programmatrici e operatrici di macchine computazionali. Infine, tornando alle pi\u00f9 recenti applicazioni dell\u2019informatica, ci sono sicuramente quelle legate agli studi sulla genetica, che mi interessano molto. Il codice genetico non \u00e8 altro che la codifica, effettuata da tecnologie binarie, delle informazioni contenute all\u2019interno delle nostre cellule. Da qui l\u2019idea di processare il mio codice genetico, con il fondamentale apporto di mia mamma, utilizzando il primo computer moderno: il telaio Jacquard di fine \u2018800. L\u2019opera \u00e8 il risultato di questo processo sperimentale e non-lineare che ripercorre simbolicamente tutta la storia della tecnologia binaria: dalla tessitura alla programmazione, agli algoritmi, software, ai processi di automazione, fino alla completa informatizzazione di un essere umano.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>EB: Mnemoscopio \u00e8 un progetto che pone al centro il concetto di \u201cmemoria collettiva\u201d. Anche in questo caso, mi racconti quali idee iniziali hai considerato \u2013 o scartato \u2013 prima di rendere realizzabile questo complesso progetto?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>EV: Durante la progettazione di questo lavoro mi sono soffermato a riflettere su come esso potesse espandere una serie di altri lavori incentrati sul rapporto tra memoria e tecnologia. In THE SICILIAN FAMILY (2012-\u201813) ho lavorato sulla distorsione tecnologica di memorie di famiglia; e in MNEMODRONE (2014) ho esplorato la possibilit\u00e0 di costituire un\u2019intelligenza artificiale sulla base di memorie condivise con un drone, in MNEMOGRAFO (2016) ho lavorato sul riaffiorare di memorie in Rete, e su alcune mie memorie d\u2019infanzia; ed in MEMORYSCAPES (2013-\u201816) ho lavorato sul potenziale cartografico di italiani emigrati, come me all\u2019epoca, a New York.<br>MNEMOSCOPIO (2020) andr\u00e0 ad ampliare questo corpus di opere focalizzandosi sulla questione della memoria collettiva di coloro che sono partiti da Gagliano del Capo \u2013 luogo in cui Ramdom opera attivamente \u2013 per poi farvi ritorno. Dal punto di vista tecnico l\u2019opera coniugher\u00e0 una forte dimensione estetica ed esperienziale con alcune soluzione tecnologiche sperimentali ed un approccio installativo e fruitivo site-specific. Penso a questo lavoro come ad una installazione pubblica effimera e diffusa sul territorio del Capo di Leuca, un viaggio nel viaggio, insomma.<\/p>\n\n\n\n<p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sar\u00e0 un anno intenso quello di\u00a0Emilio Vavarella, artista siciliano il cui lavoro coniuga ricerca interdisciplinare e sperimentazione mediale. 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