{"id":159,"date":"2019-11-25T08:18:50","date_gmt":"2019-11-25T07:18:50","guid":{"rendered":"https:\/\/mnemoscopio.ramdom.net\/?p=159"},"modified":"2019-11-25T08:18:52","modified_gmt":"2019-11-25T07:18:52","slug":"ramdom-a-gagliano-del-capo-lecce-fare-e-vivere-di-cultura-e-arte-di-elena-bordignon-atpdiary","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mnemoscopio.ramdom.net\/index.php\/2019\/11\/25\/ramdom-a-gagliano-del-capo-lecce-fare-e-vivere-di-cultura-e-arte-di-elena-bordignon-atpdiary\/","title":{"rendered":"Ramdom a Gagliano del Capo, Lecce: fare e vivere di cultura e arte di Elena Bordignon | ATPdiary"},"content":{"rendered":"<p> In occasione dell\u2019avvio della nuova produzione dell\u2019artista&nbsp;<strong>Emilio Vavarella<\/strong>&nbsp;\u2013 progetto targato Ramdom in collaborazione con il MAMbo di Bologna, The Film Study Center di Harvard (Cambridge, USA) e Arthub Asia (Shanghai, China) \u2013 abbiamo approfondito le linee guida dell\u2019associazione di produzione culturale e artistica fondata nel 2011, con sede a Gagliano del Capo, in provincia di Lecce.&nbsp;<strong><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.ramdom.net\/en\/\" target=\"_blank\">Ramdom<\/a><\/strong>&nbsp;si \u00e8 distinta, nel panorama artistico degli ultimi anni, per la promozione di progetti d\u2019arte contemporanea con respiro internazionale in dialogo con il territorio del Salento, come Indagine sulle Terre Estreme e&nbsp;<em>Default<\/em>, attraverso mostre, installazioni d\u2019arte pubblica, residenze, workshop ed incontri.<br>Una di queste iniziative \u00e8 proprio,&nbsp;<strong><em><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/theothershapesofme.ramdom.net\/\" target=\"_blank\">rs548049170_1_69869_TT&nbsp;(The Other Shapes of Me)<\/a><\/em><\/strong>, il progetto di Emilio Vavarella vincitore della VI edizione di&nbsp;<strong>Italian Council<\/strong>&nbsp;(2019). Sempre Vavarella \u00e8 anche l\u2019autore di un altro progetto che prender\u00e0 avvio tra pochi mesi,&nbsp;<strong>MNEMOSCOPIO<\/strong>&nbsp;\u2013 curato e prodotto da Ramdom \u2013 vincitore di&nbsp;<strong>SIAE \u201cPer Chi Crea \u2013 Nuove Opere\u201d<\/strong>&nbsp;(2019).<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019intervista che segue, abbiamo chiesto a&nbsp;<strong>Paolo Mele<\/strong>, Direttore e fondatore di Ramdom e a&nbsp;<strong>Claudio Zecchi<\/strong>, curatore e sviluppo network, di raccontarci come \u00e8 nata l\u2019associazione, quali progetti e&nbsp; programmi hanno fortificato le collaborazioni con il territorio del Salento e le specificit\u00e0 di una \u2018particolare\u2019 base operativa situata al primo piano della Stazione Ferrovia Gagliano \u2013 Leuca:&nbsp;<em>\u201cLastation \u00e8 un avamposto e un osservatorio che negli anni \u00e8 diventato un luogo profondamente iconico non tanto dal punto di vista architettonico quanto dal punto di vista simbolico\u201d<\/em>. Gli abbiamo chiesto di raccontarci com\u2019\u00e8 nato il progetto vincitore della VI edizione di Italian Council (2019) \u2013&nbsp;<em>rs548049170_1_69869_TT&nbsp;(The Other Shapes of Me)<\/em>, titolo che fa riferimento alla prima riga di testo risultante dalla genotipizzazione del DNA dell\u2019artista stesso &nbsp;\u2013 e spiegarci l\u2019attinenza&nbsp;<em>Mnemoscopio<\/em>, con il territorio:&nbsp;<em>\u201cQuesto lavoro ha a che fare con un tema che emerge molto spesso dalle produzioni di Ramdom: il tema della memoria e pi\u00f9 in particolare della memoria collettiva e della sua stratificazione attraverso la realizzazione di una cartografia di ricordi legati all\u2019idea di casa partendo da coloro che sono partiti da Gagliano del Capo per poi farvi ritorno.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Elena Bordignon: Produzione culturale e artistica: questa \u00e8 la mission dell\u2019associazione Ramdom, con sede a Gagliano del Capo, in provincia di Lecce. Mi raccontate come nasce Ramdom e le ragioni che stanno dietro alla sua apertura nel 2011.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Paolo Mele:&nbsp;<\/strong>In quegli anni la Puglia stava vivendo una stagione di rinascita politica e culturale e l\u2019aria del \u201cWe Can\u201d obamiano aveva contagiato anche il tacco dello Stivale. Fare e vivere di cultura e arte, improvvisamente, non sembrava pi\u00f9 un\u2019eresia, nemmeno al sud e con l\u2019amico e artista Luca Coclite decidemmo di chiedere alla Regione Puglia il sostegno per avviare un progetto votato a supportare la mobilit\u00e0 e la formazione degli artisti e degli operatori del settore e a realizzare, quello che oggi viene pi\u00f9 tecnicamente definito, \u201caudience engagement\u201d. A Lecce, come nel resto del Salento, gli spazi e le piattaforme dedicate all\u2019arte contemporanea nel 2011 si contavano sul palmo di una mano e ci ponemmo come obiettivo quello di avviare una discussione profonda sul senso del lavoro artistico in contesti poco abituati a parlare e lavorare sull\u2019arte contemporanea. Pi\u00f9 che allinearci a modelli esistenti, in un contesto vergine e fertile come quello pugliese, ci interessava lavorare sui punti di crisi e rottura, sui&nbsp;<em>Default,&nbsp;<\/em>ma allo stesso tempo imbastire una sostenibilit\u00e0 culturale, sociale ed economica di un progetto legato all\u2019arte contemporanea nel sud d\u2019Italia, nel centro nel mediterraneo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>EB: Una delle caratteristiche principali di Ramdom \u00e8 la necessit\u00e0 di fare \u2018sistema\u2019 con il territorio del Salento, attraverso mostre, installazioni di arte pubblica, residenze ecc. Mi spiegate come avete reso possibile una collaborazione con il territorio, aspirando, per\u00f2, a una visibilit\u00e0 internazionale? Cosa lega il locale con una visione sopranazionale?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>PM:&nbsp;<\/strong>Il nostro lavoro nasce e si sviluppa, sin dalle sue origini, come un progetto profondamente radicato al territorio e al suo studio. Il progetto&nbsp;<em>Default<\/em>, per esempio, nasce in primis come una sorta di autodenuncia: nel 2011 il Salento da cartolina cominciava a farsi strada, i flussi turistici aumentavano e, per certi versi, anche l\u2019orgoglio di una parte di territorio che, senza particolari meriti, cominciava a ostentare una sorta di arroganza culturale. Per noi, che venivamo da esperienze professionali nazionali e internazionali, la provincialit\u00e0, nello specifico suoi temi del contemporaneo, era quasi sconcertante e decidemmo di provare a rimboccarci le maniche e colmare un evidente gap attivando collaborazioni con organizzazioni e professionisti provenienti da ogni parte del mondo per cercare di accendere un po\u2019 di curiosit\u00e0 e favorire la partecipazione, ma anche e soprattutto per incentivare la formazione di artisti, curatori e operatori culturali del territorio. Da l\u00ec, il passo verso la produzione \u00e8 stato relativamente breve e la collaborazione con artisti di grande valore come Carboni, Andreco, Casas, ha contribuito a mettere i primi tasselli per la realizzazione di una collezione che ormai conta pi\u00f9 di 50 opere prodotte.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>CZ:<\/strong>&nbsp;Non credo si tratti di due piani tra loro in antitesi; li immagino piuttosto complementari, in costante dialogo tra di loro e capaci di alimentarsi l\u2019uno con l\u2019altro. Il piano internazionale \u00e8 un\u2019estensione del territorio, delle risorse e delle possibilit\u00e0 che questo ci mette a disposizione. E credo che questa impostazione sia piuttosto naturale se pensiamo a Ramdom come una piattaforma capace di muoversi nello spazio in maniera piuttosto flessibile. Prendi ad esempio un progetto come<em>&nbsp;Default<\/em>: si tratta di una masterclass internazionale biennale nata nel 2011 e giunta nel 2019 alla sua quinta edizione. Le ultime tre edizioni (2015-2017-2019) si sono concentrate sul tema delle Terre Estreme, cuore pulsante della ricerca di Ramdom, da punti di vista differenti. Cos\u00ec l\u2019interrogativo sulle Terre Estreme ha a che fare non solo con l\u2019aspetto geografico ma anche con il punto di osservazione \u2013 estremo rispetto a cosa? \u2013 e questo ci permette di operare un ribaltamento della prospettiva. Cos\u00ec la punta pi\u00f9 estrema a sud-est d\u2019Italia diventa la porta d\u2019accesso, il Capo, oppure, ancora pi\u00f9 interessante, il centro del Mediterraneo con tutto quello che comporta oggi osservare il Mediterraneo. Quest\u2019anno, ad esempio, abbiamo fatto un esperimento e tentato di mettere in relazione tre estremi differenti: quello del territorio in cui operiamo con l\u2019estremo pi\u00f9 occidentale del Portogallo (CHAIA \u2013 Centro de Hist\u00f3ria da Arte e Investiga\u00e7\u00e3o Art\u00edstica da Universidade de \u00c9vora \u2013 \u00e8 stato uno dei nostri partner culturali) e infine un estremo concettuale, che attiene alla sfera concettuale. Quello che voglio dire \u00e8 che dipende da dove posizioni la lente. Se ti allontani o se ti avvicini. Cambia la scala di riferimento ma non la portata del progetto e della riflessione che il progetto porta con s\u00e9.<br>Stessa cosa, sebbene attraverso tematiche e per ragioni differenti, vale per i due progetti di Emilio Vavarella,&nbsp;<em>Mnemoscopio (Mnemoscope)<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>rs548049170_1_69869_TT&nbsp;(The Other Shapes of Me)&nbsp;<\/em>che stiamo curando e producendo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>EB: La sede di Ramdom si trova al primo piano della Stazione Ferrovia Gagliano \u2013 Leuca. Mi raccontate i limiti e le potenzialit\u00e0 della vostra \u2018particolare\u2019 base operativa?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>CZ:&nbsp;<\/strong>Lastation \u00e8 un avamposto e un osservatorio che negli anni \u00e8 diventato un luogo profondamente iconico non tanto dal punto di vista architettonico quanto dal punto di vista simbolico. L\u2019ultima stazione a sud-est d\u2019Italia ci connota in maniera molto precisa rispetto al lavoro che facciamo sia dal punto di vista della ricerca che della metodologia.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiaramente non \u00e8 l\u2019unico posto in cui operiamo: molti dei nostri progetti, infatti, si attivano nello spazio pubblico come ad esempio il radio documentario&nbsp;<em>Scarcagnuli<\/em>&nbsp;realizzato da Riccardo Giacconi e Carolina Valencia Caicedo che abbiamo presentato al Bar 2000 in forma di cinema senza immagini;&nbsp;<em>OLGA<\/em>&nbsp;di Lia Cecchin che abbiamo presentato al Central Bar; piuttosto che&nbsp;<em>Intervallo<\/em>&nbsp;di Jacopo Rinaldi nella vagone di un treno o la&nbsp;<em>Luminaria<\/em>&nbsp;di Carlos Casas per molto tempo installata nella piazza antistante alla stazione stessa. Lastation \u00e8 per\u00f2 un luogo che ci permette di sviluppare una programmazione costante con formati differenti durante l\u2019intero corso dell\u2019anno: mostre, programma pubblico, performance, proiezioni, residenze, workshop, laboratori con i bambini infatti si alternano e alimentano un\u2019offerta culturale ampia. Questo ci permette di essere presenti e tenere un legame molto saldo con il territorio. Oltre ad essere il luogo in cui ospitiamo artisti, curatori, ricercatori o semplici appassionati nazionali e internazionali per passare un periodo in residenza, Lastation \u00e8 anche la base della nostra Mediateca (Osservatorio sulle Terre Estreme) dove \u00e8 possibile venire e fare ricerca a partire dalle produzioni che abbiamo realizzato dal 2011 a oggi o leggere testi specifici. Non credo esista un vero e proprio limite. O meglio, dal mio punto di vista, credo che il suo limite o quello che potrebbe essere percepito come un limite \u2013 la sua profonda iconicit\u00e0 e integrazione con il territorio \u2013 \u00e8 anche metodologicamente il suo punto di forza perch\u00e9 ci permette ancora grossi margini di sperimentazione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>PM:&nbsp;<\/strong>Dal 2014 il nostro lavoro si \u00e8 \u201cestremizzato\u201d: avevamo deciso di lasciare la riflessione sulla citt\u00e0 e spostarci nel&nbsp;<em>finis terrae<\/em>. Nel 2013 la Regione Puglia lanci\u00f2 un bando chiamato&nbsp;<em>Mettici le<\/em>&nbsp;<em>Mani<\/em>, nato per attivare culturalmente degli spazi dismessi e in questa lista c\u2019era il primo piano dell\u2019ultima stazione d\u2019Italia a sud est. Pensammo da subito che non ci fosse miglior location per&nbsp;<em>partire<\/em>&nbsp;con una progettazione artistica e culturale in un posto cos\u00ec carico di valore simbolico, seppur ridotto a quasi un rudere dato lo stato di abbandono in cui riversava da trenta anni. Lo spazio \u00e8 piccolo e su un primo piano, quindi presenta diversi limiti sia per le attivit\u00e0 espositive e laboratoriali, sia da un punto di vista dell\u2019accessibilit\u00e0. Tuttavia ha un fascino unico sia per noi che ci operiamo che per tutti gli artisti e ospiti che vengono a lavorare con noi. Una magia che, per\u00f2 temiamo che stia per esaurirsi: Regione e Ferrovie non sembrano intenzionati a rinnovarci la concessione, preferendo destinare l\u2019immobile ad altre ignote funzioni. Vedremo cosa accadr\u00e0: se si chiudono spazi cha hanno un ruolo socio-culturale enorme con leggerezza, per far posto a non si sa cosa, \u00e8 inutile meravigliarsi se il sud si spopola e la migrazione giovanile sia in costante aumento.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>EB: La vivacit\u00e0 di Ramdom \u00e8 anche motivata dalla sua capacit\u00e0 di allargare le collaborazioni, ma non solo anche quella di proporre progetti credibili e coinvolgenti. Mi raccontate cosa avete in programma per il 2020? Nello specifico, vorrei che mi raccontiate, a grandi linee, il progetto vincitore della VI edizione di Italian Council (2019).<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>CZ \/ PM:&nbsp;<\/strong>Questo progetto \u00e8 un ottimo esempio di quello si diceva precedentemente rispetto a come posizionare la lente. Si tratta infatti di un progetto che mette in dialogo il territorio, le sue risorse e le sue potenzialit\u00e0 con una scala pi\u00f9 ampia e il contesto internazionale. Quando parliamo di scala non intendiamo solo la scala geografica ma anche la portata delle riflessioni che possono essere generate e alimentate.<em>rs548049170_1_69869_TT&nbsp;(The Other Shapes of Me)<\/em>&nbsp;\u00e8 il titolo complesso ma estremamente evocativo del lavoro di Emilio Vavarella che fa riferimento alla prima riga risultante dal processo di genotipizzazione del suo DNA. Il progetto, consister\u00e0 di tre elementi: un telaio con una macchina Jacquard, un tessuto che restituir\u00e0 visivamente il codice genetico dell\u2019artista processato attraverso un software e, infine, un video di documentazione del processo di lavorazione con degli innesti visivi e sonori astratti. Il progetto verr\u00e0 interamente prodotto a Gagliano del Capo presso la Tessitura Giaquinto per quanto riguarda la parte tessile mentre negli Stati Uniti verr\u00e0 sviluppata la parte software. L\u2019opera andr\u00e0 infine a far parte della collezione permanente del MAMbo di Bologna. La cosa interessante \u00e8 che la tessitura Giaquinto ci metter\u00e0 a disposizione una delle pochissime macchine Jacquard di fine Ottocento ancora disponibili in Italia e che sia una delle poche tessiture in Italia ad avere a disposizione questo tipo di macchina: quando avevamo costruito l\u2019impianto del progetto, ovviamente, non lo sapevamo e quello che poteva trasformarsi in un elemento di crisi per il progetto, si \u00e8 trasformato non solo in un punto di forza, ma nella testimonianza dell\u2019importanza che la dimensione locale, per quanto estrema, abbia in progetti come i nostri.<br>Alla parte di produzione seguir\u00e0 poi una parte di ricerca e approfondimento teorico che svilupperemo tra Shanghai in collaborazione con Arthub Asia e il Film Study Center di Harvard. Toccheremo temi di grande attualit\u00e0: oltre ad un approfondimento della tradizione tessile locale e pi\u00f9 in generale del sud Italia, il punto di partenza dell\u2019opera sar\u00e0 la sfera pi\u00f9 intima e personale dell\u2019artista stesso, ovvero il suo DNA e il coinvolgimento diretto della mamma nella tessitura dell\u2019opera. Attorno a questo ruoter\u00e0 una narrazione pi\u00f9 ampia che ci permetter\u00e0 di approfondire temi di portata generale come ad esempio la digitalizzazione della vita, il rapporto tra macchina e lavoro o il tema del lavoro al femminile che fa da collante a tutto il lavoro se si pensa che la macchina Jacquard, uno dei primi \u201ccomputer\u201d della storia, veniva operata dalle donne.<\/p>\n\n\n\n<p>EB:&nbsp;<strong>Sempre quest\u2019anno avete vinto, con Mnemoscopio di Emilio Vavarella, il premio di SIAE \u201cPer Chi Crea \u2013 Nuove Opere\u201d (2019). Mi introducete questo progetto?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>CZ \/ PM:&nbsp;<\/strong>Questo lavoro ha a che fare con un tema che emerge molto spesso dalle produzioni di Ramdom: il tema della memoria e pi\u00f9 in particolare della memoria collettiva e della sua stratificazione attraverso la realizzazione di una cartografia di ricordi legati all\u2019idea di casa partendo da coloro che sono partiti da Gagliano del Capo per poi farvi ritorno.<br>Lo stesso Vavarella ha gi\u00e0 affrontato il tema in altri lavori: in MNEMOGRAFO ha lavorato ad esempio sul riaffiorare delle memorie in Rete; in MEMORYSCAPES sul potenziale cartografico di memorie collettive di italiani emigrati a New York; in The Sicilian Family sul peso delle memorie di famiglia; e in MNEMODRONE sul ruolo che la memoria ha nello sviluppo di droni e intelligenze artificiali.<\/p>\n\n\n\n<p>Mnemoscopio (<em>Menemoscope<\/em>) \u00e8 un progetto che per certi versi chiude un po\u2019 il cerchio se si pensa che la stazione dei treni di Gagliano-Leuca, anche sede di Ramdom, \u00e8 il luogo da cui le persone partivano per cercare di raggiungere condizioni di vita migliori.<br>Si tratta di un\u2019opera pubblica intimamente legata al territorio e alle sue storie. Un oggetto \u2013 ad oggi siamo in piena fase di ricerca hardware e la definizione estetica del progetto \u00e8&nbsp;<em>in progress<\/em>&nbsp;\u2013 che contiene un sistema di visualizzazione ideato dall\u2019artista: un apparato che fonde realt\u00e0 virtuale,&nbsp;<em>site-specificity&nbsp;<\/em>e relazionalit\u00e0. Il risultato sar\u00e0 la produzione di un nuovo spazio cartografico in cui si intrecciano luoghi, memorie, e dimore presenti e passate.<br>Un lavoro che ci permette non solo di accrescere la nostra presenza sul territorio, ma anche di creare un legame tra l\u2019opera e la collettivit\u00e0 locale, visto che MNEMOSCOPIO non potrebbe essere realizzato se le persone del posto non si mettessero a completa disposizione dell\u2019artista raccontando e condividendo le loro storie personali. Si tratta di un lavoro anche emotivamente coinvolgente perch\u00e9 ti mette a diretto contatto con le persone, con i loro ricordi, e con la loro voglia di condividerli.<\/p>\n\n\n\n<p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In occasione dell\u2019avvio della nuova produzione dell\u2019artista&nbsp;Emilio Vavarella&nbsp;\u2013 progetto targato Ramdom in collaborazione con il MAMbo di Bologna, The Film Study Center di Harvard (Cambridge, USA) e Arthub Asia (Shanghai, China) \u2013 abbiamo approfondito le linee guida dell\u2019associazione di produzione culturale e artistica fondata nel 2011, con sede a Gagliano del Capo, in provincia di &hellip; <\/p>\n<p class=\"link-more\"><a href=\"https:\/\/mnemoscopio.ramdom.net\/index.php\/2019\/11\/25\/ramdom-a-gagliano-del-capo-lecce-fare-e-vivere-di-cultura-e-arte-di-elena-bordignon-atpdiary\/\" class=\"more-link\">Leggi tutto<span class=\"screen-reader-text\"> &#8220;Ramdom a Gagliano del Capo, Lecce: fare e vivere di cultura e arte di Elena Bordignon | ATPdiary&#8221;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":160,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"image","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/mnemoscopio.ramdom.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/159"}],"collection":[{"href":"https:\/\/mnemoscopio.ramdom.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/mnemoscopio.ramdom.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/mnemoscopio.ramdom.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/mnemoscopio.ramdom.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=159"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/mnemoscopio.ramdom.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/159\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":161,"href":"https:\/\/mnemoscopio.ramdom.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/159\/revisions\/161"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/mnemoscopio.ramdom.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/160"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/mnemoscopio.ramdom.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=159"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/mnemoscopio.ramdom.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=159"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/mnemoscopio.ramdom.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=159"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}